Ludovica Cirrincione d’Amelio

(Alberto Beretta Anguissola)

In una delle sue più belle canzoni, Georges Brassens si lamenta per il gran numero di funerali di amici e persone care:

Ainsi cerné de près par les enterrements

J’ai cru bon de remettre à jour mon testament, etc…

In effetti, siamo circondati. Tutte queste scomparse ci riempiono di malinconia, ma alcune più delle altre, a seconda della quantità di ricordi che mettono in moto.

Ludovica Cirrincione ha lavorato con me a Viterbo per molti anni e, pur avendo poca memoria, non posso non ricordare alcuni momenti significativi che illuminano il passaggio del tempo. Nei primi anni di insegnamento della Lingua e letteratura francese nella Tuscia, noi francesisti avevamo più studenti di quanti ne avessero i colleghi anglisti. A Viterbo, città per certi aspetti ancora medioevale, non si era ancora verificato il grande sorpasso della perfida Albione. Perciò correggere e valutare le prove scritte era un lavoro lungo e impegnativo; occorrevano molte ore, pur disponendo noi (c’erano anche Benedetta Craveri, Barbara Piqué, Anna Lo Giudice e, appunto Ludovica) di tre lettrici molto brave. Così, per non dover fare molti viaggi da Roma alla Tuscia, decidemmo di fare una correzione veramente collegiale, che si protrasse nella tarda serata e il giorno successivo, nella bella villa che i D’Amelio possedevano allora a Capranica. C’era un grande affiatamento, e noi docenti di “Lingua e letteratura” dirigevamo veramente le operazioni, come si dovrebbe sempre fare. Il tutto grazie alla squisita ospitalità di Ludovica che mise a disposizione nove letti per trascorrere la notte. Ognuno si atteneva al proprio ruolo: i lettori facevano i lettori, i docenti esercitavano la loro responsabilità di docenti ad ampio raggio. Oggi una cosa simile sarebbe impensabile.

Dagli studenti e dalle studentesse Ludovica era molto amata perché li trattava con rispetto e quasi con una premura materna. Così molti le chiedevano la tesi. Sceglieva argomenti interessanti per i corsi, non necessariamente sui temi da lei esplorati nelle pubblicazioni. Scrivo a memoria libera e non voglio consultare bibliografie e curricula. Se non ricordo male, le interessavano molto i racconti fantastici di area ottocentesca, da Nodier a Maupassant, ma le piaceva anche tuffarsi nella vera storia, soprattutto in un “campo largo” che ruotava attorno ai Bonaparte. Assidua frequentatrice della Fondazione Primoli di via Zanardelli a Roma, ha curato con grande passione scientifica le memorie di Lucien, il fratello disobbediente di Napoleone (il cui manoscritto è appunto alla Fondazione), Costui, com’è noto, si trasferì proprio nella Tuscia, dove divenne principe di Canino, fu amico di Stendhal, contribuì a incrementare la nostra conoscenza degli etruschi. Da molti anni Ludovica andava trascrivendo le parti ancora inedite del lungo diario del padrone di casa, il conte Primoli, del quale ha pubblicato alcuni volumi. E qui voglio farle un caloroso ringraziamento postumo perché a lei devo di aver fatto una decente figura a un convegno sugli amici di Proust organizzato da Jean-Yves Tadié a Parigi. Dovevo parlare dell’amicizia tra Primoli (che era anche lui in qualche modo un Bonaparte) e Proust, e avevo assoluto bisogno di trovare nel diario qualcosa di divertente e inedito. Ma non trovavo nulla. Finché un giorno Ludovica generosamente mi avvertì: “Guarda che il tal giorno del tale anno Primoli racconta di aver incontrato un Proust molto giovane, che faceva la corte a Laure Hayman, e l’episodio è assai gradevole”. Mi precipitai alla Fondazione, e in effetti riuscii a inserire nel mio intervento parigino un fatto spassoso che nessuno conosceva, raccogliendo molti applausi.

Ho scritto sopra che Ludovica aveva un atteggiamento quasi materno verso le studentesse e gli studenti. E questo mi spinge a ricordare il sostegno affettuoso che ella dette prima al marito malato e poi alla madre. Penso infatti che sia giusto ricordare ed elogiare i risultati scientifici della nostra attività di studiosi, ma a me sembra altrettanto giusto non trascurare gli aspetti umani della vita, le sofferenze e le prove di altruismo e di bontà.