Luigia Zilli

Luigia Zilli

Ricordo di Luigia Zilli (1941-2026)

Luigia Zilli si laurea con Enea Balmas ed è Assistente di Lingua e Letteratura francese all’Università di Padova, dal 1974 al 1982.

Diventa professoressa ordinaria all’Università di Udine. A Udine, fonda e dirige per alcuni anni la rivista “Quaderni utinensi”. Sarà di nuovo a Padova dal 1988 fino al pensionamento, nel dicembre del 2006.

La bibliografia scientifica di Luigia Zilli è ampia, ben collocata editorialmente, diffusa a livello internazionale e presenta anche componenti e variegature inattese rispetto alla sua abituale collocazione come cinquecentista: ad esempio saggi sulla semiotica di Greimas e traduzioni da Cioran per Adelphi; poi l’interesse profondo e prolungato per il romanzo ottocentesco e in particolare per la narrativa della seconda metà dell’Ottocento: Stendhal romanziere, Zola romanziere, il naturalismo, le Soirées de Médan…Tutto questo negli anni 1970-80. Ben presto si concentra sul Cinquecento, pur continuando a praticare con piacere, specie a livello didattico, la narrativa dell’Ottocento, con occasionali, ma ripetute conferenze all’Alliance française e all’Università per Adulti (quel che ora chiamiamo terza missione).

Luigia Zilli ha intrattenuto molte e proficue relazioni internazionali. Professeur invité negli atenei francesi di Reims e Lyon “Jean Moulin”, ha saputo creare, negli anni, con questi atenei, solidi e duraturi circuiti culturali, nonché flussi Erasmus destinati alla mobilità studentesca: un programma di scambio, l’Erasmus, in cui ha sempre creduto moltissimo, fin dai suoi esordi. D’altronde, la sua vita di relazioni e scambi culturali con l’universo francese era facilitata da una abitazione parigina, cui era molto legata e dove passava vari mesi dell’anno.

La sua produzione scientifica di maggior rilievo e respiro internazionale riguarda certamente la poesia e il teatro del Cinquecento.

Spicca l’edizione critica dei sonetti di Mellin de Saint-Gelais (Droz 1990). Notevole e convincente la sua attribuzione a Mellin de Saint-Gelais – e non a Marot – del primo sonetto francese.

Per quanto riguarda il teatro del Cinquecento, il suo contributo più rilevante è senz’altro l’edizione critica del Théâtre complet di Pierre de Larivey, pubblicata in tre vasti tomi presso Classiques Garnier dal 2011 al 2019, accompagnati da un puntuale apparato filologico e da un prezioso glossario: impresa editoriale che l’ha occupata, a tempo pieno, per almeno una dozzina d’anni.

Il teatro del Cinque-Seicento è stato il suo grande e più costante serbatoio di lavoro, con svariate altre edizioni critiche scaglionate negli anni: dalle commedie e tragicommedie di Pierre Du Ryer, negli anni 1970-80, a iniziare dal Clitophon (Pàtron 1978) fino a pièces emblematiche come L’Eugène di Étienne Jodelle (Classiques Garnier 2009).

Parimenti, è al teatro del Cinquecento che è indissolubilmente legato il suo nome, con la prestigiosa collana edita da Olschki del “Théâtre français de la Renaissance” che ha co-diretto per molti anni: dapprima insieme a Enea Balmas e Michel Dassonville, poi, nella seconda serie, insieme a Nerina Clerici Balmas e Marcel Tetel.

All’inizio degli anni 2000, Luigia Zilli anima un Gruppo di studio sull’Europa e il Levante nel Cinquecento – cui partecipano molti studiosi di fama internazionale quali Yvonne Bellenger o Frank Lestringant – dirigendo tre volumi di grande pregio scientifico, usciti presso la Padova University Press: il primo, nel 2001, dal titolo Cose turchesche ; il secondo, nel 2004, sulle Isole del Mediterraneo orientale nella letteratura di viaggio, il terzo, del 2006, sulle Trasmigrazioni e mutazioni della favola esopica : quest’ultimo volume sulla favola – ideale luogo d’incontro del dialogo teatrale e del verso poetico – ha dato poi il via a un rinnovato interesse per l’apologo in versi, in francese medio, offrendo nuovi spunti di ricerca e nuove indagini testuali su raccolte di apologhi fino a quel momento rimaste all’ombra della grandezza abbagliante, ma anche schiacciante, di La Fontaine.

Luigia Zilli sarà anche ricordata per le sue prese di posizione determinate e per il suo senso della giustizia. Rimarrà scolpita nella memoria di molte generazioni di studentesse e studenti per le sue memorabili lezioni, sempre ben costruite, impeccabilmente articolate e adattate allo spazio-tempo didattico. Esigente durante gli esami (non era di manica larga), gioiva nel vedere i progressi di studenti e studentesse e guidava con generosità laureande e laureandi desiderosi di approfondire.

Chi l’ha conosciuta, chi ha avuto modo di collaborare con lei, la ricorda con riconoscenza e affetto.