Mario Matucci, si è spento questa primavera a Firenze, all’età di 95 anni.
Nato nel 1920 a Firenze, ha compiuto gli studi universitari alla Facoltà di Lettere della città, dove è stato allievo di Luigi Foscolo Benedetto e di Giuseppe De Robertis, con il quale si è laureato con una tesi su Pascoli. Dopo essere stato lettore d’italiano a Clermont-Ferrand e professore all’Università di Grenoble, è diventato Professore incaricato all’Orientale di Napoli e successivamente Professore Ordinario, prima a Bologna e poi, dal 1964, a Pisa. Professore emerito dell’Università di Pisa, ha insegnato per due anni alla Sorbona come “Professeur Invité”. Ricordiamo anche che è stato Presidente della SUSLLF dal 1987 al 1991.
È noto che l’interesse maggiore di Mario Matucci, la passione costante della sua vita, è stata l’opera di Arthur Rimbaud, che lo ha accompagnato dalla gioventù sino alla morte. Pubblica, nel 1952, la sua traduzione delle Illuminations e, nel 1955, quella di Une Saison en Enfer, (versioni con testo a fronte, introduzione e commento). Come scrive Ivos Margoni, “grazie alla sua introduzione, alla sua versione sicura ed elegante, con alcune soluzioni che i traduttori venuti dopo non hanno potuto che adottare, e grazie all’ampio apparato del suo commento, l’edizione di Matucci costituì l’ingresso di Rimbaud nel discorso universitario italiano sulla poesia moderna”1. Sullo stesso autore ha scritto una ricca raccolta di saggi e articoli, che rimangono oggi ancora un imprescindibile punto di riferimento per gli studiosi rimbaldiani. Molti sono stati raccolti in volume: Le dernier visage de Rimbaud en Afrique, pubblicato in coedizione francese e italiana nel 1962, e Les deux visages de Rimbaud, pubblicato a La Baconnière, a Neuchâtel, nel 1986, opera “che fa senza dubbio di Mario Matucci il “rimbaldista” italiano per antonomasia”2.
Lo studioso ha rivolto in realtà il suo interesse verso molteplici campi: da Marivaux, al quale ha consacrato due essenziali volumi, studiando anche il suo legame con il “Nouveau Théâtre Italien” e con Delisle de la Drevetière, a Louis-Claude de Saint-Martin, Benjamin Constant, Joseph de Maistre, Sainte-Beuve, Baudelaire e Bourget.
Mario Matucci è stato promotore di numerosi congressi internazionali. Ricordiamo dopo il convegno su Madame de Staël del 1967, il Quinto Congresso Internazionale sull’Illuminismo, che nel 1979 ha condotto a Pisa milleduecentocinquanta persone ad ascoltare più di trecento comunicazioni, seguito da Lumières et Illuminisme (Cortona 1983), Arthur Rimbaud tra Poesia e Aventura (Grosseto 1985), Il gruppo di Coppet e l’Italia (Pescia 1986), Gli Idéologues e la Rivoluzione (Grosseto 1987), e infine Marivaux e il teatro italiano a Cortona (1990).
Oltre che uno studioso e un docente appassionato, Mario Matucci è stato anche un uomo schietto e caloroso, un vero amico per i suoi collaboratori e chi gli stava vicino. Si definiva “un fiorentino di origine controllata”, e ci piace rendergli omaggio e ricordarlo, con semplicità e affetto, proprio nella sua città e nell’Institut Français, luogo di incontro fra i suoi due amori: la cultura italiana e la cultura francese.
Anne Marie Jaton
- Ivos MARGONI, “Il Rimbaud di Mario Matucci”, in Studi in onore di Mario Matucci, Pacini, Pisa 1993, p.11.
- Ivi.