Per quanti l’hanno conosciuta attraverso i suoi libri e dei suoi articoli o in occasione di qualche convegno, il nome di Annarosa Poli, nata a Bologna novantaquattro anni e morta a Verona, sua città di adozione, il 2 marzo 2016, si associa quasi istintivamente a quello di George Sand, la scrittrice, ma ancor prima la donna e l’intellettuale francese, di cui Annarosa è stata studiosa insigne, nota ed apprezzata in tutto il mondo, e non solo in quello accademico. Dalla tesi di laurea, consacrata, sotto la guida di Vittorio Lugli, ai
«romans champêtres» della dame de Nohant, e dalla successiva thèse de doctorat, condotta sotto la guida di Jean Pommier ed uscita a stampa nel 1960 con il titolo L’Italie dans l’œuvre de George Sand, seguita, a qualche anno di distanza, da George Sand vue par les Italiens (Patron 1965) e da George Sans et les années terribles ( Patron-Nizet 1975), attraverso le varie edizioni critiche ed gli innumerevoli articoli apparsi in riviste ed in volumi miscellanei, fino a quello, molto bello, presentato, nel giugno dell’anno passato, al convegno «George Sand et ses consœurs», organizzato in suo onore da Laura Colombo e dalle Amiche americane di George Sand, Annarosa Poli non ha mai smesso di scandagliare la vita e l’opera di quella donna e di quella scrittrice che, con il passare degli anni, più che un’insostituibile compagna di viaggio, è diventata una sua creatura, talché ha esagerato appena un po’ Giorgio Albertazzi quando le scrisse, alcuni anni orsono : «Cara Annarosa, senza di te, non ci sarebbe George Sand».
Per me, e per le tantissime persone che in questi anni l’hanno frequentata, conosciuta e stimata, Annarosa Poli non è stata però soltanto l’eminente studiosa di George Sand, alla quale il mondo accademico ha tributato il suo riconoscente e doveroso omaggio offrendole, in occasione dei suoi settant’anni, i tre grossi volumi di George Sand et son temps. Hommage à Annarosa Poli, dapprima nel corso del Convegno sull’Italia nell’Europa romantica, tenutosi a Verona nell’ottobre del 1993, poi, qualche mese più tardi, nella prestigiosa cornice della Sorbonne, alla presenza di un folto gruppo di autorità, amici, colleghi ed estimatori, colà convenuti non solo dall’Italia e dalla Francia ma altresì da numerosi altri paesi.
Annarosa Poli è stata anche l’infaticabile sostenitrice e divulgatrice della lingua e della cultura francese e l’altrettanto infaticabile stimolatrice di chi, specie giovane, a quella cultura aveva avuto l’avventura di accostarsi; ed è proprio su questi due aspetti della sua personalità e della sua attività di donna e di docente che vorrei attirare brevemente la
vostra attenzione, perché sono aspetti forse meno noti, ma non per questo meno importanti, capaci di definire, più o meglio altri, la poliedrica fisionomia di Annarosa Poli. Alludo a quelle che potrei definire le altre due creature di Annarosa Poli: l’Association francophone ed il CRIER.
Passata dalle mani del valdostano Lauro Colliard, che l’aveva ideata a metà degli anni 70 anche per rispondere ad una precisa necessità del momento, quella di preparare maestre capaci di insegnare il francese nelle scuole elementari, in quelle di Annarosa Poli, l’Association francophone di Verona cambiò presto volto perché Annarosa, con felice ed acuta intuizione, la portò presto fuori dalle mura accademiche, per farne, come amava dire lei, un salotto, un luogo in cui incontrarsi tra amici per assistere ad una conferenza, per ascoltare questo o quell’attore recitare alcuni testi del ricco repertorio d’Oltralpe, oppure per partecipare alla visita di qualche bella mostra, senza per questo dimenticare lo scopo primo per il quale l’Association era nata, vale a dire offrire, a chi desiderasse imparare o approfondire la sua conoscenza della lingua francese, appositi corsi sostanzialmente gratuiti.
Per i più giovani, per coloro che desideravano approfondire la loro conoscenza in particolare di quel Romanticismo che avevano imparato a conoscere e ad amare nel corso delle sue appassionate lezioni, Annarosa Poli diede vita, alla soglia degli anni 90, all’altra sua creatura: il CRIER, il Centro di Ricerca sull’Italia nell’Europa Romantica, nel quale, dopo il mio arrivo a Verona, volle coinvolgermi in maniera via via più importante, al punto che di lì à qualche anno ne divenni, per sua esplicita volontà, il Direttore. Attraverso i grandiosi convegni che, con infaticabile ardore, Annarosa Poli ha organizzato, e la fittissima rete di relazioni che, con altrettanto impegno, ha intessuto in quegli anni, il CRIER non solo si è fatto conoscere in Italia ed all’estero, ma è diventato presto un insostituibile punto di riferimento per quanti a quel periodo così intenso della vita culturale europea si interessarono; tanto più che con il tempo e ed in linea con le trasformazioni che l’Università italiana ha imposto, il CRIER ha assunto una dimensione sempre più interdipartimentale ed interdisciplinare. Appendice indispensabile del Centro sono stati i
«Quaderni del CRIER», divenuti presto anch’essi importante e fecondo luogo di incontro e di confronto tra studiosi di tutto il mondo su temi ed argomenti di interesse comune, di cui i
«Quaderni», che recentemente hanno assunto la configurazione di una rivista vera e propria dal titolo eloquente ed impegnativo di «Romanticismi: Rivista del CRIER», hanno raccolto i frutti via via sempre più interessanti ed apprezzati.
Ai giovani ed al loro futuro Annarosa Poli ha continuato a pensare sino alla fine, senza per questo dimenticare la sua amata George Sand. E prima di andarsene, ha voluto porre mano a quella che può essere considerata la sua ultima creatura: quella «Fondazione George Sand» alla quale ha dedicato i suoi ultimi pensieri ed alla quale daranno corpo, nei prossimi mesi, i suoi esecutori testamentari. «Occorrerà attivare subito alcune borse di studio», mi ripeteva spesso Annarosa nel corso delle visite che le facevo in ospedale nelle settimane che hanno preceduto la sua morte; e dicendolo, pensava a quelle giovani studiose dell’estremo Oriente, quelle «cinesine così brave», le chiamava, che hanno partecipato al grande convegno tenutosi l’anno scorso a Verona in suo onore, dedicato alla sua amata George Sand ed a tutte quelle donne, ottocentesche per lo più, che dalla grande scrittrice e dall’infaticabile intellettuale hanno tratto stimolo ed ispirazione.
Tralasciando le molte altre interessanti attività con le quali Annarosa Poli ha arricchito la sua lunga esistenza, mi pare insomma di poter dire, a conclusione di questo breve ricordo, che quella vissuta da Annarosa Poli è stata una vita che i nostri amici Francesi chiamerebbero «bien remplie» ed alla quale sono stati, come era giusto, tributati molti riconoscimenti, specialmente da parte del governo francese. Riconoscimenti che sono stati attribuiti certamente alla grande studiosa di George Sand, ma anche, e questa non è assolutamente una diminutio, all’appassionata azione di sostegno e diffusione della lingua, della cultura e della letteratura francese volta da Annarosa Poli attraverso le molteplici iniziative; un’azione altamente meritoria che non è sfuggita al governo francese, che di essa ha anzi riconosciuto l’importanza ed il significato attribuendo ad Annarosa due delle sue più alte onorificenze : quella di Commandeur dans l’ordre des palmes académique nel 1990 e quella, ancora più prestigiosa, di Officier de l’ordre national du mérite nel gennaio del 2003.
Anima ardente, a volte ribelle, intellettualmente libera come quell’Aurore Dupin, alias George Sand, alla quale ha dedicato tutta la sua vita di studiosa; esempio preclaro di dedizione al lavoro accademico nei suoi diversi aspetti, Annarosa Poli merita di rimanere a lungo nel ricordo di quanti, colleghi, amici, studenti, avendo avuto modo di conoscerla, l’hanno stimata ed apprezzata.
Franco Piva
Carriera accademica di Annarosa Poli
1944. Laurea in Lettere moderne all’Università di Bologna (Vittorio Lugli) 1963. Libera docenza in Lingua e Letteratura Francese
1964-1972. Docente di Lingua e letteratura francese alla Facoltà dui Magistero di Perugia
1973. Titolare della cattedra di Lingua e Letteratura francese del Corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere della Facoltà di Economia e Commercio di Verona.
Più volte Direttore dell’Istituto di Francese
1992. Messa fuori ruolo.
1997. Professore emerito dell’Università di Verona.