“L’imperfezione è la cima” recita un verso di Yves Bonnefoy, un poeta che da anni è stato al centro delle sue riflessioni, un poeta e un amico, perché tale era diventato per lei, che con la sua sensibilità, la sua generosità, la sua umiltà è sempre riuscita ad arrivare al cuore delle persone e a restarci “une éternelle fois”, per citare di nuovo l’illustre poeta anch’egli scomparso da qualche mese. E imperfetto sarà qualsiasi tentativo di racchiudere in poche parole non solo il ricordo di Giovannella Fusco Girard ma anche l’espressione della più devota riconoscenza di tutti coloro, che dal lontano 1976, hanno lavorato con lei presso l’allora Istituto Universitario Orientale. Un’università la cui vocazione al dialogo interculturale e al confronto con l’altro ha da sempre rappresentato per Giovannella il “vrai lieu”, un orizzonte in cui la sua sempre entusiasta ansia di ricerca ha trovato il fine e la fine.
Il poeta e scrittore salernitano Rino Mele, a poche settimane dalla sua scomparsa, scriveva in un quotidiano locale: “Giovannella Fusco Girard viveva la positiva sindrome dell’ape, il simbolico affanno dell’operosità, quella vocazione al “dare” che diventa la forma elementare dell’unica forma di possesso cui dovremmo aspirare” e aggiungeva, a proposito della sua produzione critica: “il suo sembra il discorso di una mistica, per la quale Dio poteva nascondersi in una grammaticale pausa, nello spazio di un avverbio”.
E proprio con queste parole di Rino Mele vogliamo oggi ricordare e rendere omaggio alla persona e alla studiosa che abbiamo conosciuto e abbiamo imparato a stimare e ad amare. Da un lato la donna, scevra da qualsiasi velleità dell’apparire, che “legava l’umiltà del sapere con la naturale disposizione a riconoscere i meriti degli altri, ad incoraggiarli”. Dall’altro lato la studiosa, l’attenta, fine e sensibile teorica che nei suoi studi sulla poesia francese moderna e contemporanea, da Baudelaire a Bonnefoy passando per Picabia e Ponge e le maggiori voci poetiche della francofonia europea contemporanea, non ha mai smesso di interrogarsi sulla forza della “parola poetica”, sul suo valore estetico, ma soprattutto sulla sua valenza ontologica e sulla sua portata etica.
Proprio lei, nell’ottobre 2011, davanti ai colleghi e agli studenti dell’Orientale, in occasione del conferimento della Laurea honoris causa a Bonnefoy, pronunciava queste parole che oggi facciamo nostre:
“Sarebbe consolante restare impigliati nell’astrazione concettuale, ricordando, dell’umanità e degli oggetti, soltanto la parzialità dell’esistenza, che mette in luce aspetti benevoli, trascurando l’assoluto dell’essere. Sarebbe consolante ricordare della foglia la sua perfezione. Ma sarebbe pensare al concetto della foglia, alla sua astrazione, ad una inesistenza. La poesia è, al contrario, cogliere per intero l’istante della presenza, nella realtà immanente del qui e dell’adesso, nel groviglio che dà forma ad ogni oggetto; nominare l’oggetto o la persona significa riconoscerlo e accettarlo, per intero, nel pieno e nella totalità della sua esistenza imperfetta. E se anche sarà imperfezione la parola che racconterà dell’incontro, degli inganni, delle difficoltà che rendono l’esistenza piena, totale, vita, la poesia chiederà all’immanenza, alla realtà, la propria trascendenza. Più che
un’estetica, più che il piacere dell’immagine, l’esigenza ontologica, per raccogliere, della presenza, l’esistenza intera. Poesia è dare voce all’assoluto insito in ogni presenza”.
Ed oggi accogliamo queste sue parole, brevi e profonde, non solo come un testamento scientifico ma soprattutto come un insegnamento etico. Qualsiasi parola sarebbe imperfetta, sì, non sarebbe che un labile miraggio dell’infinito, una finitudine dell’infinito, un riflesso “infini, mais tout entier soudain dans la flaque brève”, citando ancora una volta Bonnefoy. Qualsiasi parola sarebbe imperfetta, insufficiente a spiegarla, a dire di lei, lei che per tutti noi che le siamo stati vicini è stata maestra, amica, esempio; per tutti noi Giovannella Fusco Girard è stata e sarà poesia.
Gli allievi, i colleghi e gli amici tutti