Per la comunità scientifica, nei suoi studi, volumi, saggi e articoli è Marcella Giacomelli Deslex. Per gli studenti, i ricercatori, i lettori, per tutti coloro che hanno seguito le sue lezioni, che hanno collaborato con lei, che lei ha seguito nelle tesi e poi nel percorso di ricerca era Madame Deslex. Intimidivano il suo rigore, la sua precisione, il suo costante invito all’approfondimento, la didattica senza concessione alcuna alla facilità, seppure con un sorriso, e per i giovani di allora da persona era diventata personaggio. Lo sapeva e, fuori dalle aule, la cosa la divertiva moltissimo.
Poteva capitare anche che si lasciasse sfuggire il fascino che esercitavano su di lei i nomi degli stati federati che costituiscono gli Stati Uniti: Alabama, Nebraska, Iowa, Missouri… (vivo il sospetto che li conoscesse tutti, e in ordine alfabetico). Ancora su un versante più personale, cuore di mamma, per essere ancor più vicina ai due amatissimi figli aveva imparato i nomi dei calciatori delle diverse squadre che giocavano in Italia e in campionati internazionali, e degli allenatori. Divertita, esprimeva analisi pungenti e sorridenti sulle interviste che gli uni e gli altri rilasciavano nel dopo partita. Il piacere della parola, del lessico, e già l’analisi del discorso si rivelavano in queste conversazioni ricche di sorridente umanità.
E questo gusto, e la ricerca scientifica sono state ammirevolmente coniugate nel suo volume del 1968 L’aggettivazione nei ‘Contes’ di Voltaire da Zadig a Candide . Analisi, concordanze e indici. Studio pionieristico di lessicologia, all’avanguardia all’epoca, su opere di un autore prediletto, esprit e humour in una scrittura unica, così apparentemente “piana”, ma che all’analisi rivelava una sapiente e originale alchimia nella scelta e disposizione delle parole. Negli aggettivi il focus valutativo, l’equilibrio, le emozioni, l’ironia: “esaminare lo stile di Voltaire in rapporto all’aggettivo vuol dire, essenzialmente, esaminare i procedimenti stilistici di cui egli si serve per la sua satira e la sua polemica”(p. 97).
Il secondo volume, presso Slatkine nel 1984, esaminava i contes dall’Histoire d’un bon bramin alla Princesse de Babylone.
Anni dopo la pubblicazione di questi due volumi (1968, 1984), visse un momento di grande soddisfazione, di sorpresa, scoprendo che una antologia italiana per la scuola superiore riportava ampia citazione da questo suo lavoro. Testo scolastico sensibile all’analisi della lingua.
Percorriamo rapidamente gli autori preferiti: Rabelais, con l’analisi del suffisso /go/ nella sua opera, e il campo onomasiologico del concetto di “fortuna”, Simenon con una Introduzione e note a L’ombre chinoise, Rimbaud cui dedicò l’analisi testuale di Ma bohême, Raymond Queneau con studi sulla sua lingua, non giunti a pubblicazione.
Un’importante svolta nel campo della ricerca era stata la creazione nel 1979, su suggerimento e stimolo del Prof. Robert Galisson, Université Paris 3, di un Laboratoire du français contemporain presso l’Università di Torino. Il laboratorio, organo delle Archives du français contemporain, si è occupato di neologismi nella lingua francese, parole nuove non lessicalizzate,
ricerca il cui scopo pratico (che dava grande soddisfazione agli studenti) era l’aggiornamen to dei dizionari monolingui francesi. Marcella Deslex e la sua équipe si occuparono, all’interno dei fenomeni di lessicogenesi, degli italianismi nella lingua francese, italianismi dal 1900 in avanti, meno studiati dei più celebri prestiti dalla lingua italiana dei secoli precedenti.
Nell’anniversario del secondo centenario dallo scoppio della Rivoluzione francese (1989) una pubblicazione presso il CNRS – INALF rese conto dei risultati ottenuti dopo i primi dieci anni di vita del Laboratoire torinese.
Nel campo della didattica si ricorda la sua così limpida ricerca su Le participe présent, l’adjectif verbal, le gérondi, le subjonctif (1987), anche in chiave comparativa francese-italiano. Molto tempo è trascorso dalla pubblicazione di tale studio, ma per precisione scientifica, ricchezza di esempi, empatia per il lettore discente rimane tuttora un’opera di indiscusso aiuto.
Gli ultimi anni del suo insegnamento furono rivolti alla storia dei dizionari francesi nei quali, con passione e curiosità, andò alla ricerca della vena sociale che li percorreva, dell’evoluzione storica, di costumi e di mentalità in essi rivelati.
Sono trascorsi diversi anni da quando ha lasciato l’insegnamento all’università. Ancora oggi però, suoi studenti di allora, colleghi italiani e francesi la citano con ammirazione e con grandissimo affetto.
Mariagrazia Margarito